Ogni mese tutto su un disturbo, rispondono i pediatri
Quando la notte 'non e' asciutta'
15 GIUGNO
Seconda tappa dell'iniziatia della Societa' Italiana di Pediatria in collaborazione con ANSA Salute Bambini, 'IL DISTURBO DEL MESE' decidato ora all' ENURESI, cioe' alla difficilta' dei bambini di controllare la pipi' durante la notte. Anche questo a rispondere sono i pediatri con un decalogo per i genitori a cura di Pietro Ferrara (Univesita' Cattolica), Annamaria Sbordone e Maria Amato dell'Università Campus Bio-Medico di Roma.
L’enuresiè un disturbo che consiste nella perdita involontaria di urine durante la notte, più di due volte a settimana, per almeno tre mesi consecutivi, in bambini di età superiore a 5 anni, età entro cui si acquisisce normalmente il controllo degli sfinteri. Si distinguono due tipi di disturbo: 1) l’enuresi vera e propria, se il bambino bagna il letto solo la notte e non presenta altri sintomi; 2) un disordine più ampio se il bambino presenta anche altri sintomi durante il giorno (mutandina bagnata, dover correre improvvisamente a urinare, fare pipì più spesso del solito, sforzo ad urinare o incontinenzaecc). Può essere “primaria” se i bambini non hanno mai acquisito il controllo vescicale notturno, “secondaria” se lo hanno acquisito e mantenuto per almeno 6 mesiprima dell’insorgenza del disturbo.
Per porre le domande direttamente ai pediatri e' possibile collegarsi al sito sip: http://sip.it/per-i-genitori/malattiamese/il-disturbo-del-mese-tutto-sullenuresi
Quanti bambini ne soffrono?
E’ il disturbo più comune dell’età pediatrica nei Paesi Occidentali.A 5 anni interessa circa il 12-15% dei bambini, a 7 anni circa il 10%, a 10 anni scende al 5% e si stabilizza intorno a valori di 1-2% tra gli adolescenti e gli adulti.L’enuresi è due volte più comune nei maschi rispetto alle femmine. L’enuresi secondaria riguarda circa il 25% dei casi.
Quali sono le cause?
Le cause sono molteplici: • predisposizione genetica, dimostrata dalla ricorrenza del disturbo in più membri della stessa famiglia.
Se i genitori hanno sofferto di enuresi, circa l’80% dei figli avrà tale disturbo;
• maggiore produzione di urina durante la notte dovuta al malfunzionamento di un ormone che si chiama vasopressina;
• immaturità della vescica;
• disturbi del sonno, più profondo e frammentatonel bambino enuretico, ma soprattutto difficoltà di risveglio. L’enuresi secondaria, invece, sembrerebbe essere principalmente conseguente a motivi psicologici.
Quali sono le problematiche associate? Si tratta di una condizione particolarmente stressante sia per il bambino che per lafamiglia e può avere profondi effetti negativi sul benessere, sull’autostima, sulcomportamento, sulle interazioni sociali e sulla vita emozionale del piccolopaziente. Tra i disordinipiù frequentemente associati all’enuresi e ai disturbi minzionali diurni c’è l’ADHD(Disturbo da deficit di attenzione/iperattività). Altri disturbi neuropsichiatrici riscontrati in associazionesono: ansia da separazione, ansia sociale, fobie specifiche, ansia generalizzata, depressione, disturbo della condotta, disturbo oppositivo-provocativo. Nei bambini enuretici si osserva anche un più alto tasso di dislessia e ritardo del linguaggio.
Come si fa la diagnosi?Il corretto inquadramento diagnostico deve prevedere: una buona e approfondita anamnesi (cioè la raccolta dalla voce diretta del paziente e della sua famigliadi tutte quelle informazioniutili al medico a inquadrare il problema), un attento esame obiettivo e, se necessarie, indagini di laboratorio e strumentali. Il medico in particolare deve valutare la familiarità per disturbi minzionali e/o nefro-urologici, le tappe dello sviluppo neuro-psichico e dell’acquisizione del controllo motorio e della deambulazione, soffermandosi sull’età dell’eventuale raggiungimento del controllo della minzione diurno e notturno. E’ utile inoltre raccogliere informazioni come la presenza di eventuale stitichezza che può accentuare l’enuresi. Vanno indagate le eventuali abitudini igienico-alimentari e comportamentali scorrette (bere molto la sera o durante la notte, non urinare prima di andare a letto, assumere bevande fortemente gasate). E’ bene, infine, raccogliere informazioni su igiene del sonno, rendimento scolastico, socializzazione, rapporti familiari. Solo in casi particolari, e a giudizio del medico curante, vanno eseguiti degli esami. In caso di enuresi vera e propria basta eseguire un esame chimico-fisico delle urine. Se invece sono presenti anche altri disturbi diurni sono necessari altri esami come l’ecografia dei reni e della vescica.
Quando, perché e come trattare? Non è indicato il trattamento prima dei 5 anni di età e di un periodo di osservazione. Dopo i 5 anni il trattamento è indicato in caso di richiesta esplicita da parte del bambino e/o della famigliao quando il disturbo comprometta aspetti della vita psico-affettiva, sociale e comportamentale del bambino.
Perché? Il disturbo potrebbe rappresentare una limitazione sociale per il bambino ed inficiare la qualità dei rapporti interpersonali, condizionare negativamente l’autostima, comportare un ritardo dello sviluppo psico-sessuale. Come? Prima dell’inizio della terapia vanno fornitiai genitori e al bambino elementi di speranza circa la storia naturale del disturbo, consigli alimentari e comportamentali (se presente, bisogna trattare la stipsiaumentando l’assunzione di fibre); evitare l’assunzione di caffeina (cioccolato)e bevande ad alto contenuto di zuccheri;ridurre l’assunzione diliquidi qualcheora prima di andare a dormire. Ai fini del successo della terapia, il Pediatra deve incentivare la compilazione di un calendario delle notti asciutte, coinvolgendo il bambino e la famiglia per migliorarel’adesione alla terapia.
Quali sono le terapie?
• Terapia farmacologica • Allarme acustico: apparecchio che emette un segnale acustico in risposta alla perdita di urine su lenzuola, mutandine e pigiama. Lo scopo è quello di innescare un riflesso condizionato da parte del bambino che lo condurrà, nel tempo, a svegliarsi prima che l’allarme suoni o a dormire senza il bisogno di urinare durante la notte.
• Ginnastica vescicale: esercizi che insegnano a trattenere le urine e a rinforzare la muscolatura della parete addominale o, in altri casi, che insegnano ad evitare di trattenere troppo a lungo le urine; questi esercizi vanno praticatiquotidianamenteal fine di migliorare la capacità vescicale notturna e ridurre il tono e la contrattilità vescicale. A tutto ciò devono associarsi sane abitudini alimentari, corretta igiene e correzione dell’eventuale stitichezza. Tutto questo non dissociato dalla responsabilizzazione del bambino che deve diventare il protagonista della risoluzione del suo problema
Consigli per i genitori
• Instaurare un sereno clima di dialogo con il proprio figlio, condividendo anche la propria eventuale esperienza a riguardo.
• Rassicurare il bambino e dargli supporto, senza rimproverarlo, colpevolizzarlo, punirlo o deriderlo in presenza di parenti e amici.
• Prestare attenzione alle sue richieste più o meno esplicite di aiuto. • Non vietare al bambino di dormire fuori casa, anzi incoraggiarlo, aiutandolo a ripetere le regole che segue a casa per non bagnare il letto e munirlo di un paio di mutandine extra.
• Affrontare il problema senza perdere la calma, insieme al bambino, in modo che partecipi attivamente alla terapia. Coinvolgerlo anche nella pulizia quando bagna il letto,allo scopo di responsabilizzarlo.
• Sempre a tal fine, non usare il pannolino.
• Garantire la quantità e la qualità del sonno, senza sollecitare il bambino a svegliarsi per andare in bagno.
• Seguire i consigli comportamentali forniti dal Pediatra.