In Italia 12% ha gozzo, solo 50% sale venduto è iodato
(ANSA) - ROMA, 19 MAG - Migliora l'assunzione di iodio nella popolazione italiana rispetto al passato, ma continua a rimanere una carenza nutrizionale che determina un'alta frequenza di gozzo, pari al 12%. I dati delle vendite confermano lo scarso successo del sale iodato in Italia: solo la metà di quello venduto nella grande distribuzione è infatti iodato, nella ristorazione collettiva è il 23% e nell'industria alimentare il 7%. A evidenziarlo i dati dell'Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (Osnami), coordinato dall'Istituto superiore di sanità (Iss).
Le conseguenze della carenza nutrizionale di iodio costituiscono ancora oggi un grave problema sanitario e sociale, spiega l'Iss, che interessa un numero elevato di persone nel nostro Paese e nel resto del mondo. Si stima infatti che circa il 29% della popolazione mondiale sia ancora esposta alla carenza di iodio. Per quanto riguarda l'Italia, sono state analizzate le concentrazioni di iodio nelle urine dei bambini in un progetto che ha coinvolto gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo, e si è visto che negli ultimi tre anni, in sei delle nove regioni partecipanti, i valori medi rilevati sono stati al di sotto del valore indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità quale soglia al di sotto della quale la popolazione viene identificata come iodocarente. Anche per la frequenza del gozzo, i dati confermano un apporto insufficiente di iodio negli scolari italiani, pari al 4-10% al Centro-Nord, e al 10-15% nel Sud e nelle Isole.
Insufficiente l'apporto di iodio anche nelle donne in gravidanza e nella popolazione neonatale, che risulta esposta agli effetti della carenza nutrizionale di iodio, come conferma l'elevata frequenza di valori elevati del tsh neonatale, ormone utilizzato per lo screening neonatale dell'ipotiroidismo congenito.(ANSA).